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Exibarth: La Giornalista e storico dell’arte Monica Palmeri scrive di Roberto Papini.

7379B6C0-838F-4301-B950-87DDD8A025F4«L’amore è eterno finché dura» è il titolo di un film di Carlo Verdone nel quale si trattava dell’annosa ricerca della felicità, lasciando intendere che spesso è più vicina di quanto non crediamo. Al di là degli schemi retorici della commedia, che non può per sua stessa struttura non avere un certo svolgimento e una certa conclusione, quelle relative alla felicità e al benessere sono esigenze connaturate nella natura umana: ogni nostro sforzo, ogni nostra fatica è diretta verso quell’unica mèta.
Come tutto ciò che si rivela di difficile conseguimento, la felicità si nutre del coraggio di chi ne intraprende la ricerca. L’arte può essere considerato un mezzo potentissimo da utilizzare in questa ricerca ad una sola, essenziale, condizione: non reputarla altro da sé.
L’arte non è un investimento vantaggioso in piena crisi economica; non è un bene materiale col quale ostentare la propria ricchezza; non è l’umanità sdegnosa dei vernissage né la coda chilometrica ai botteghini delle grandi mostre; non è la copertina di un catalogo scritto dai soliti critici né una tela dimenticata in cantina. L’arte non è una bella donna; l’arte, molto semplicemente, non è e non deve essere sinonimo di bellezza.
Per affermare tutto ciò ci vuole il coraggio intrepido di chi non scende a compromessi ma si batte affinché l’ideale diventi reale; è necessaria la giusta competenza per riconoscere l’universalità del particolare e il genio sommerso dalla mediocrità dilagante; è indispensabile un’integerrima professionalità per districarsi nei meandri asfittici del sistema dell’arte.
Lo sa bene Roberto Papini, imprenditore, collezionista ed esperto d’arte che da anni si occupa di arte contemporanea a livello internazionale, considerandola un terreno fertile sul quale giocare la partita contro la rassegnazione imposta dalla crisi economica e rintracciando l’unica possibilità di vittoria nell’azione sinergica tra professionalità e competenze diverse. Dal 2010, grazie al lavoro svolto presso la sua associazione culturale nonché galleria d’arte Arting159, Papini si dedica a tempo pieno all’esame e allo studio di personalità artistiche italiane e internazionali di spicco. Ogni giorno è, per Roberto Papini, il giorno perfetto per mettere alla prova, tendendo fino allo spasmo, la sciatta e superficiale concezione comune relativa all’arte: agli occhi dell’italiano medio essa è sinonimo di bellezza e, in questo mondo orrendo, la bellezza ha ormai spirato l’ultimo fiato. Grazie ad una profonda conoscenza della storia dell’arte nonché all’indefessa frequentazione delle più importanti fiere del mondo, Roberto Papini è in grado di scoprire il genio artistico. L’anima talentuosa, afferma, può essere riconosciuta solo da un esperto.
Nulla succede per caso: nel mondo di oggi l’artista non rivestirebbe alcun ruolo se non potesse contare su una guida che, attraverso la comunicazione, riesca a procurargli la visibilità che merita. Dopo aver appurato il loro talento e grazie a servizi di consulenza personalizzati, Roberto Papini consente ai propri artisti la partecipazione ai maggiori circuiti espositivi internazionali, colmando così l’ormai assodato gap tra il talento artistico e il suo riconoscimento.
Se un artista, tuttavia, non possiede il coraggio necessario a proseguire lungo il cammino che lo porterà alla scoperta, alla verità e quindi anche alla propria realizzazione, allora non dovrebbe rivolgersi ad Arting159. L’etica e l’estetica, secondo Papini, sono la medesima cosa: che senso avrebbe tracciare un con- fine tra arte e vita quando l’unica vita che si conosce è legata all’arte fin dall’infanzia? Per fare della grande arte bisogna avere il dono innato di pensare senza mente e sentire senza cuore, superando se stessi, i propri organi, le proprie mani e tutto la carne che forma questi corpi insufficienti.
Perché, in fondo, cos’è l’arte se non «l’ultima opera di un grande capolavoro per la gioia di chi ama vivere e viversi» ?
Monica Palmeri -Storico dell’arte e giornalista-

EXIBART: Lo storico d’ arte e giornalista Daniele Martina scrive di Roberto Papini.

EXIBART/ RobertoPapini: LA CULTURA NEL
SAPER FARE ARTE.

ll termine cultura deriva dal verbo latino colere , “coltivare”.

Oggi si può dare una definizione generale di cultura, intendendola come un sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare; un’ereditĂ  storica che nel suo insieme definisce i rapporti all’interno di quel gruppo sociale e quelli con il mondo esterno.
Negli anni, la definizione antropologica di Cultura è molto cambiata, secondo l’antropologo Ulf Hannerz, “una cultura è una struttura di significato che viaggia su reti di comunicazione non localizzate in singoli territori”.

L’arte “vera”, deve essere vista come uno strumento della cultura che attraverso reti di comunicazioni giunge a diversi destinatari.
Il mittente di questa comunicazione culturale è l’artista, il mezzo di comunicazione è la mostra, il destinatario è il pubblico.

L’arte, nel suo significato piĂš ampio, comprende ogni attivitĂ  umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creativitĂ  e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilitĂ innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’ esperienza. Nella sua accezione odierna, l’arte è strettamente connessa allacapacitĂ  di trasmettere emozioni e “messaggi” soggettivi. Tuttavia non esiste un unico linguaggio artistico e neppure un unico codice inequivocabile di interpretazione.
Nel suo significato piĂš sublime, l’arte è l’espressione estetica dell’interioritĂ  umana. Rispecchia le opinioni dell’artista nell’ambito sociale, morale, culturale, etico o religioso del suo periodo storico. Alcuni filosofi e studiosi di semantica, invece, sostengono che esista un linguaggio oggettivo che, a prescindere dalle epoche e dagli stili, dovrebbe essere codificato per poter essere compreso da tutti, tuttavia gli sforzi per dimostrare questa affermazione sono stati finora infruttuosi.

Con artista si indica generalmente una persona la cui attivitĂ  si esprime nel campo dell’ arte.
Nel senso piĂš ampio l’artista è una persona che esprime la sua personalitĂ  attraverso un mezzo che può essere un’arte figurativa o performativa. La parola viene usata anche come sinonimo di creativo.
In un senso piĂš stretto si definisce artista un creatore di opere dotate di valore estetico nei campi della cosiddetta cultura alta, come la pittura, l’architettura, il disegno, la scrittura, la scultura.
È da secoli fonte di discussione quali campi possano essere considerati “arte” e chi possa fregiarsi del titolo di artista e chi no.
Michelangelo Buonarroti viene generalmente indicato come il primo artista che si staccò dalla committenza, riconoscendo la massima indipendenza al suo processo artistico.
Con la nascita delle accademie (seconda metĂ  del XVI secolo) la frattura tra arti cosiddette “maggiori” e “minori” fu netta: da una parte il sapere accademico, teorico e razionalizzato, dall’altra il mestiere di bottega, pratico e miscellaneo.
Oggi i concetti di “arte” e “artista” vengono generalmente applicati a seconda della cultura di riferimento, e valutando le componenti estetiche e di originalitĂ .
Per Roberto Papini, presidente dell’Arting 159, l’artista è quel genio talentuoso, che guarda costantemente al classico, ed ha una conoscenza a 360° di tutto. Per essere artisti il talento non basta, al talento deve aggiungersi la conoscenza.

Ed è proprio sulla base di questi tre principi: conoscenza, classico e talento che nascono le mostre- evento firmate Roberto Papini., pensate per coloro che vedono l’arte come forma di quel bello che permane in cui investire ha davvero un senso.

Le mostre sono come dei “puzzle” ogni pezzo che porta al risultato finale ha una sua funzione e allo stesso tempo deve interagire con tutti gli altri.

Oggi tutto ruota intorno alla cultura e “al saper fare” e “al saper pensare”. Se non si sa pensare non si è in grado di saper fare. Per poter pensare e agire nel modo giusto è necessario avere una conoscenza globale.

Dott.ssa Martina DanieleF2EE332F-4F16-4AFA-B9F0-596665E47AB9

Il quotidiano Repubblica: La giornalista Valentina Cavera scrive di RobertoPapini.

D926DBF9-F5E1-443F-B224-D9BF032F1B75Valentina Cavera scrive di RobertoPapini presidente della propria galleria d’ arte Arting159. È una galleria d’arte nella quale artisti, critici e curatori s’incontrano per condividere l’amore per l’arte e al fine d’ammirare pezzi da collezionismo. Dunque, partendo dal presupposto che “Chi muove il mercato è il collezionista”, come afferma Roberto Papini, esperto d’ arte, non mette solo in stretto rapporto artisti di diverse generazioni e dalle varie tendenze o stili ma fa relazionare anche artisti, estimatori d’arte e collezionisti. RobertoPapini non può considerarsi solo punto di comunicazione per coloro che ne condividono la sua filosofia culturale artistica, ma anche una Galleria nella quale ammirare opere da collezionismo. Innanzi tutto “Quando parliamo di certi pezzi di alto valore, non si può dubitare che essi siano giĂ  autenticati, con numerazione di fondazione e quindi inseriti sugli ultimi cataloghi aggiornati – racconta Roberto Papini, secondariamente – è certo che lui, in quanto RobertoPapini , non solo vuole promuovere artisti che speriamo abbiano la dose giusta di talento affinchĂŠ diventino famosi, ma Roberto Papini è soprattutto l’ esperto d’arte al quale affidare opere importanti, storicizzate, d’arte moderna, opere che inoltre hanno l’opportunitĂ  di essere contemplate da chiunque lo desideri”. Roberto Papini assicura la veridicitĂ  delle opere che ha in conto vendita negando ogni possibilitĂ  di incappare in un falso. RobertoPapini custodisce un cospicuo gruppo di opere, da quelle d’estremo valore di brillante notorietĂ  che lasciano un segno nella storia dell’arte firmate Picasso, Modigliani, Burri Manzoni, Fontana, Castellani e Boetti. Lavori significativi di questi artisti sono in vendita presso la sede di Roberto Papini per conto di privati che non vogliono passare attraverso le gallerie, ma vogliono vendere le proprie opere tramite trattative private, perchĂŠ in tal modo, attraverso l’apporto di abili consulenti, si evitano i valori aggiunti imposti usualmente dai galleristi. Per l’enorme prestigio delle opere RobertoPapini è interessato a proporle al Ministero dei Beni e delle AttivitĂ  Culturali, ad esempio, “o a delle fondazioni d’arte. Abbiamo alcuni pezzi storicizzati che vorremmo consigliare a coloro che hanno la possibilitĂ  di comprarli – motiva Papini – e allora perchĂŠ non provare a farlo in questi luoghi, oppure tramite societĂ  che investono nell’arte come le banche e le ambasciate?”. Grazie alle stime varate da esperti e professionisti del settore, RobertoPapini vanta la posizione di fulcro tra un ipotetico venditore e un possibile acquirente.
La storia del collezionismo dell’arte nel XX secolo è segnata dalla funzione che ebbero galleristi e collezionisti. Il commercio delle opere d’arte fu per lo più loro merito se si pensa che essi furono il perno tra il sistema finanziario dell’arte, il valore e la critica di molte tendenze artistiche. La nascita del valore artistico era incoraggiata anche dai Musei e dalle collezioni pubbliche. Ciò con l’andar del tempo acconsentì lo sviluppo di altri musei e di collezioni sempre più ricche.
Per esempio, fu in questo periodo che nacquero Musei come il Guggenheim o il MOMA. In seguito, alla metĂ  del secolo con l’avverarsi di un sistema economico del collezionismo e l’incentivarsi dell’investimento di capitale con l’avviamento di un simile mercato, si diede la possibilitĂ  alle banche di investire sull’arte. Negli Usa, infatti, nacquero le prime collezioni aziendali. Pian piano, in parallelo agli sviluppi dei mezzi di trasporto, al fluire incontrastato dell’economia, all’incremento di posti di lavoro nel settore, oltre che all’appoggio della stampa, la storia della diffusione delle opere d’arte permise la fioritura di nuovi spazi espositivi, mai esistiti prima: le fiere dell’arte. Ai nostri giorni come afferma Pier Luigi Sacco, Preside della facoltĂ  di arti, mer- cati e patrimonio dello Iulm, e professore di Economia della Cultura, su un articolo de “Il Giornale dell’arte”: “Il settore culturale e creativo copre giĂ  ora piĂš del 9% del nostro Pil e soprattutto rappresenta il terre- no di coltura naturale di una nuova ondata d’imprenditori di prima generazione”. La cul- tura però in Italia è lasciata ai margini quando il paese riflette su un’evoluzione economica, ma si dĂ  importanza solo al settore manifatturiero. Considerando le serie difficoltĂ  incontrate dalle associazioni pubbliche nella gestione di Musei come quello di Palermo, di Genova e Napoli, Roberto Papini si chiede la motivazione per la quale questi spazi, “luoghi sacri delle muse”, non siano affidati nelle mani imprenditoriali di privati con l’aiuto anche di quegli stessi finanziamenti messi a disposizione agli enti pubblici dalla banca centrale europea. Con RobertoPapini la cultura acquista un ruolo centrale.
– Le opere d’arte entrano in una casa e quindi sono produttrici di vita. Esse vivificano la casa, la salvificano, creano vitalità! Un’opera d’arte è molto più visibile di un libro o di un d.v.d. Essa invade lo spazio caratterizzando la quo- tidianità”.
Secondo Del Guercio nel contemporaneo si è perso l’amore per la vita, basti pensare alle nostre grigie costruzioni, ai nostri palazzi, in contrapposizione a quelli del Medioevo o del periodo Barocco nei quali spiccavano i colori mentre gli affreschi inondavano volte, cupole e pareti.

Il Giornale/ RobertoPapini: Lo storico d’ arte e giornalista Daniele Martina intervista RobertoPapini.

6A1CC5CF-39D4-403D-86D6-4FB1E7FDF6D2Roberto Papini è un imprenditore, nato in una famiglia di collezionisti, da sempre in contatto con il mondo dell’Arte, con la “A” maiuscola. Esperto d’arte, collezionista, dopo aver chiuso la sua azienda, da anni si occupa di arte a livello nazionale e internazionale.
Presidente e amministratore di Arting159, galleria d’arte e associazione culturale, fondata nel 2007, con l’obbiettivo di promuovere i nuovi talenti artistici e di diffondere la cultura. Inoltre considerevole è il progetto della creazione di una fondazione con il contributo dei singoli collezionisti che vogliano condividere opere d’arte importanti, creando cultura e partecipazione intorno al mondo dell’arte. La dicitura Arting159 non è casuale, ma è stata ben studiata dal suo fondatore: con la particella “ing”, di origine anglosassone, si vuole intendere quale centro di coordinamento in continuo movimento e azione; anche i numeri hanno un significato ben specifico “1”, “5” e “9” sono rispettivamente simboli di unicitĂ , umanitĂ  e creazione. Arting159 è un nuovo progetto, la cui forza e il valore consistono nell’intento di rendere la dimensione artistica sempre piĂš presente e partecipabile. Progetto possibile grazie all’ardita passione per l’arte e alla consolidata capacitĂ  di gestione manageriale.
Quella di Roberto Papini è una ricerca costante degli artisti, dietro la quale si sviluppa un vero e proprio percorso conoscitivo dell’artista. Secondo Roberto Papini “bisogna analizzare l’artista a 360°”, è necessario toccare da vicino l’artista: visionare i suoi lavori, intervistarlo, essere dentro il suo atelier, analizzare il suo percorso espositivo, studiare le precedenti recensioni critiche, e da qui proseguire un percorso critico e personale dell’artista. Dietro ogni oggetto si nasconde un significato. Ogni spettatore deve pensare l’opera a modo suo, l’osservazione deve essere legata ad un pensiero soggettivo. Di fronte ad un’opera affiorano vari pensieri. Ogni interpretazione è legata all’umanitĂ  dell’artista, al suo io interiore.
Per poter conoscere un quadro, devi conoscere non solo l’artista, ma anche la sua vita e il periodo in cui è vissuto. Fondamentale dunque è la contestualizzazione storica, così come la catalogazione delle sue opere d’arte al fine di aumentare il valore culturale attorno alla figura dell’artista. La capacità interpretativa di uno storico e critico d’arte porta a creare un legame tra l’artista, la sua vita e il periodo storico. Abilità che l’imprenditore Roberto Papini ha saputo sviluppare grazie alla sua profonda passione per l’arte. La volontà di Roberto Papini di far partire progetti culturali ad ampio raggio, coinvolge sia le sedi di istituzioni culturali pubbliche e private in città quali Milano, Firenze e Torino, sia la regolare partecipazione ad importanti eventi fieristici internazionali.
– Roberto Papini, la sua idea di artisti e il ruolo dei critici e curatori d’arte:
Viviamo in un periodo storico di surplus di prodotti, di cui solo la qualitĂ  ha il miglior riscontro.
Secondo Roberto Papini, gli oggetti d’arte escono direttamente dai laboratori di artigiani; fanno arte ed appartengono al mercato dell’arte solo quelli che vengono realmente riconosciuti artisti da un pubblico di professionisti.
Il curatore e il critico d’arte sono coloro che decidono di scommettere su un determinato artista e lo promuovono, realizzando una sua mostra e scrivendo un’analisi critica. L’Italia è fatta di grandi artigiani, ma pochissimi sono artisti, e cosĂŹ Roberto afferma “oggi abbiamo circa ottocentomila artisti dichiarati, di che cosa stiamo parlando, in realtĂ  non abbiamo avuto in Italia piĂš di dieci “Talenti” negli ultimi 100 anni , inoltre, dall’altra parte, c’è la borghesia di massa, quella del turismo culturale, che visita i musei e le mostre, “che si reputa esperta d’arte, ma concretamente non sa nulla dell’arte”. La cultura, l’arte, è per “la borghesia d’élite, che appartiene al mondo dell’arte, perchĂŠ al contrario della borghesia di massa, non consuma l’arte, ma la vive” prosegue Papini. I collezionisti usufruiscono sĂŹ del piacere di possedere un’opera d’arte, e allo stesso tempo ne muovo il mercato. Ai tre vertici di un triangolo si posizionano dunque gli artisti, i galleristi d’arte e i critici d’arte, il cui principale ricettore è proprio il pubblico d’élite. Il mondo dell’arte per funzionare deve essere fatto da professionisti del settore0C2BBFEB-A195-4F99-8539-DC2B7B79000A

Il Giornale/ RobertoPapini: Daniele Martina storico d’arte e giornalista intervista a RobertoPapini.

Roberto Papini è un imprenditore, nato in una famiglia di collezionisti, da sempre in contatto con il mondo dell’Arte, con la “A” maiuscola. Esperto d’arte, collezionista, dopo aver chiuso la sua azienda, da anni si occupa di arte a livello nazionale e internazionale.
Presidente e amministratore di Arting159, galleria d’arte e associazione culturale, fondata nel 2010, con l’obbiettivo di promuovere i nuovi talenti artistici e di diffondere la cultura. Inoltre considerevole è il progetto della creazione di una fondazione con il contributo dei singoli collezionisti che vogliano condividere opere d’arte importanti, creando cultura e partecipazione intorno al mondo dell’arte. La dicitura Arting159 non è casuale, ma è stata ben studiata dal suo fondatore: con la particella “ing”, di origine anglosassone, si vuole intendere quale centro di coordinamento in continuo movimento e azione; anche i numeri hanno un significato ben specifico “1”, “5” e “9” sono rispettivamente simboli di unicitĂ , umanitĂ  e creazione. Arting159 è un nuovo progetto, la cui forza e il valore consistono nell’intento di rendere la dimensione artistica sempre piĂš presente e partecipabile. Progetto possibile grazie all’ardita passione per l’arte e alla consolidata capacitĂ  di gestione manageriale.
Quella di Roberto Papini è una ricerca costante degli artisti, dietro la quale si sviluppa un vero e proprio percorso conoscitivo dell’artista. Secondo Roberto Papini “bisogna analizzare l’artista a 360°”, è necessario toccare da vicino l’artista: visionare i suoi lavori, intervistarlo, essere dentro il suo atelier, analizzare il suo percorso espositivo, studiare le precedenti recensioni critiche, e da qui proseguire un percorso critico e personale dell’artista. Dietro ogni oggetto si nasconde un significato. Ogni spettatore deve pensare l’opera a modo suo, l’osservazione deve essere legata ad un pensiero soggettivo. Di fronte ad un’opera affiorano vari pensieri. Ogni interpretazione è legata all’umanitĂ  dell’artista, al suo io interiore.
Per poter conoscere un quadro, devi conoscere non solo l’artista, ma anche la sua vita e il periodo in cui è vissuto. Fondamentale dunque è la contestualizzazione storica, così come la catalogazione delle sue opere d’arte al fine di aumentare il valore culturale attorno alla figura dell’artista. La capacità interpretativa di uno storico e critico d’arte porta a creare un legame tra l’artista, la sua vita e il periodo storico. Abilità che l’imprenditore Roberto Papini ha saputo sviluppare grazie alla sua profonda passione per l’arte. La volontà di Roberto Papini di far partire progetti culturali ad ampio raggio, coinvolge sia le sedi di istituzioni culturali pubbliche e private in città quali Milano, Firenze e Torino, sia la regolare partecipazione ad importanti eventi fieristici internazionali.
– Roberto Papini, la sua idea di artisti e il ruolo dei critici e curatori d’arte:
Viviamo in un periodo storico di surplus di prodotti, di cui solo la qualitĂ  ha il miglior riscontro.
Secondo Roberto Papini, gli oggetti d’arte escono direttamente dai laboratori di artigiani; fanno arte ed appartengono al mercato dell’arte solo quelli che vengono realmente riconosciuti artisti da un pubblico di professionisti.
Il curatore e il critico d’arte sono coloro che decidono di scommettere su un determinato artista e lo promuovono, realizzando una sua mostra e scrivendo un’analisi critica. L’Italia è fatta di grandi artigiani, ma pochissimi sono artisti, e cosĂŹ Roberto afferma “oggi abbiamo circa ottocentomila artisti dichiarati, di che cosa stiamo parlando, in realtĂ  non abbiamo avuto in Italia piĂš di dieci “Talenti” negli ultimi 100 anni , inoltre, dall’altra parte, c’è la borghesia di massa, quella del turismo culturale, che visita i musei e le mostre, “che si reputa esperta d’arte, ma concretamente non sa nulla dell’arte”. La cultura, l’arte, è per “la borghesia d’élite, che appartiene al mondo dell’arte, perchĂŠ al contrario della borghesia di massa, non consuma l’arte, ma la vive” prosegue Papini. I collezionisti usufruiscono sĂŹ del piacere di possedere un’opera d’arte, e allo stesso tempo ne muovo il mercato. Ai tre vertici di un triangolo si posizionano dunque gli artisti, i galleristi d’arte e i critici d’arte, il cui principale ricettore è proprio il pubblico d’élite. Il mondo dell’arte per funzionare deve essere fatto da professionisti del settore

La Stampa/RobertoPapini nasce a Milano nel 2007 Una neo-avanguardia della cultura

75687687-06B8-44BA-A4EE-950E364C332DArting159 nasce come luogo d’incontro fra letterati, scrittori, poeti, artisti nelle arti varie, musicisti, politici e personalità del mondo economico e sociale, volli rubare lo stile delle frequentazioni della casa di Corso Venezia dei Sarfatti, dove si incontravano: Pirandello, Wildt, Medardo Rosso,Luigi Russolo, Funi, Todi, Sironi, Bucci, Alberto Salietti, questo succedeva nel salotto del Novecento e queste frequentazioni condizionarono il dibattito culturale del tempo.
Nel 2007 frequentando dei circoli artistici sul Naviglio Grande a Milano, volli delineare un moderno sistema dell’ arte che vedeva coinvolti galleristi, critici, curatori, artisti vari. Volevo catturare l’attenzione di un pubblico di strada non più borghese ma amante del bello che volesse in casa non più una stampa dell’Ikea ma un’ opera autentica ed originale. Inizialmente volli che critici e giornalisti firmassero articoli dedicati alla mia Galleria d’arte chiamata Arting159, tutti mi chiedevano il perché avessi scelto questo nome, ed io presi una pagina intera sul Sole 24 Ore a Febbraio 2012 per spiegare l’essenza di quei numeri che sono ancora oggi la mia carta d’identità.
Volli pure che critici scrivessero le introduzioni dei Cataloghi delle prime mostre, tutte esposizioni in “personale”.
Volevo che le persone partecipanti ai vernissage e agli incontri culturali, condividessero le nuove tendenze con posizioni teoriche non troppo distanti basati sul recupero della condivisione di idee affinchĂŠ diventassero progetti condivisi.
Volevo un’ avanguardia, essere con l’ arte, la cultura nelle arti ed i suoi protagonisti tutti, nel Mondo; tra Londra e New York.
Volevo uno stile collettivo che unificasse, pur con le proprie individualitĂ , i maggiori artisti del tempo.
Capii che l’ Italia nel 2010 era troppo compressa per dare spazio a sogni d’espansione e quindi decisi insieme a degli artisti associati al movimento Arting159, di fare mostre in Cina, Stati Uniti, Francia, in fiere d’arte contemporanea.
Volevo rappresentare lo Stato dell’arte in Italia, l’attenzione per la produzione dell’arte contemporanea.
Oggi a distanza di dieci anni continuo a battermi gomiti a gomiti con chi con me crede nella bellezza e nella ricerca quotidiana per dar vita a delle idee per ideali di chiarezza e semplicitĂ .

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Arting159 was born as a meeting place for writers, poets, artists in various arts, musicians, politicians and personalities of the economic and social world, stealing the style of the home of Corso Venezia dei Sarfatti, where they met: Pirandello, Wildt, Medardo Rosso, Luigi Russolo, Funi, Todi, Sironi, Bucci, Alberto Salietti, this happened in the living room of the twentieth century and these frequentations influenced the cultural debate of the time.
In 2007, attending artistic circles on the Naviglio Grande in Milan, I wanted to outline a modern art system that involved gallerists, critics, curators, various artists. I wanted to capture the attention of a street public no longer bourgeois but a lover of the beautiful who wanted at home not an Ikea press but an authentic and original work. Initially, I wanted critical journalists to sign articles dedicated to my art gallery called Arting159, everyone asked me why I chose this name, and I took a full page on Sole 24 Ore in February 2012 to explain the essence of those numbers that I’m still my ID card today.
I also wanted critics to write the introductions of the Catalogs of the first exhibitions, all exhibitions in “personal”.
I wanted the people involved in the vernissages and the cultural meetings to share the new tendencies with not too distant theoretical positions based on the recovery of the sharing of ideas so that they could become shared projects.
I wanted avanguard, to be with art, culture in the arts and its protagonists all, in the world between London and New York.
I wanted a collective style that would unify, with its own individuality, the major artists of the time.
I realized that in 2010 Italy was too compressed to give room to dreams of expansion and therefore decided together with artists associated with the Arting movement159, to make exhibitions in China, United States, France, in contemporary art fairs.
I wanted to represent the state of the art in Italy, the attention to the production of contemporary art.
Today, after ten years, I continue to rub elbows with whomever with me he believes in beauty and in daily research to create ideas for ideals of clarity and simplicity.

La Stampa/RobertoPapini: Le opere d’ arte non sono “brands” modaioli come fossero “ bombe per la massa”.

25E82BE8-B6F5-4C31-A71A-363A26B29C4EPensieri di Roberto Papini

Milano, 03 Febbraio 2019

Tutto usa praticare la moda per fare arte, moda che vive nella velocitĂ  dei selfie di smartphone ormai tatuati sulla nuca di una mediocritĂ  pubblica,che fruisce alle informazioni di Google nella mortificazione della sua piĂš bassa erudizione culturale, moda che osserva contemporaneamente la poco sensibile moda pensando nella totale demagogia di essere arte.

È in definitiva un confine molto labile, ma che fa capire come l’arte e la moda compongano un progetto visivo contemporaneo, per chi vuole fare business sulla pelle della mediocre massa massificata dalle “bombe a mano” dei brand nel fashion, mi sento impoverito da questa assurda e stupida idea, anche per il fatto che “arte” vuole pure dire “pezzo unico” ed esclusivo per quel mondo del collezionismo che ha contribuito a dare vita alla storia dell’ arte.

La moda, forse a causa del periodo di crisi, non è più solo passerella di cosce scosciate nel vuoto nel nulla dilagante, ma ricerca; attenta, nuove proposte di qualità e coraggio rivolte ad un mercato difficile, capace di attrarre buyer internazionali sempre più esigenti; nonostante l’importanza che ha il digital sulle griffe, la stessa velocità di comunicare, il fast fashion, l’uso del tablet per velocizzare e veicolare tutto, importanti cambiamenti di tendenza: la rivoluzione del concetto di estetica e di gusto, e, l’abbinamento della Moda con l’Arte, concetto sposato totalmente anche dai brand come Dolce & Gabbana, Louis Vuitton per i quali il luogo comune è minuziosa ricerca, artigianalità, rigore del bello.

Tra gli artisti comprati dal fashion Jeff Koons , una delle voci “marketizzate” del mondo dell’arte in Italia e nel mondo: ha presentato un suo progetto inedito sull’accessorio borsa “sospeso” sul filo dell’arte. L’artista, coerente con un percorso di speculazione e poca unicitĂ  della forma e modernitĂ  del materiale, è mosso dalla curiositĂ  che lo stimola a cercare concetti poco inusuali, direi banali, secondo una sofisticazione che porta all’industrializzazione poco originale del prodotto.
Jeff Koons ha creato negli ultimi dieci anni manufatti – in ceramica, in bachelite, alluminio, che hanno come elemento diversificatore lnella storia dell’ arte, la creazione di un prodotto UGUALE, l’arte abbinata alla ricerca dell’oggetto, per aprire non una nuova strada, che nell’arte dovrebbe essere unica e originale, e, non mostrare una scarsa qualitĂ  creativa, morto la vergogna non rimane piĂš nulla, solo il business dei brand.

Una vita vissuta nell’arte, quella di Jeff Koons , per concepire in maniera viva, originale, eclettica, un accessorio utile, che fa moda, ” il marketing “, ma che non è in sintesi un’opera d’arte, ma solamente un foodfashion arrogante.

Non vedo nei lavori degli artisti una tecnica innovativa che entra nel bagaglio di idee d’artista, che genera l’emozione di una cosa unica, vedo un’espressione con tanti limiti che ha come tema la curiositĂ  della borghesia di massa, massificata nel “sistema arte”.

Opere con un determinato tempo, attuali, per esprimere la personalitĂ  della cultura d’oggi, che e’ un indebolimento del culto.
Del resto la cultura dell’anima e’ sparita da tempo, oggi la cultura e’ idiolatria dell’uomo per se stesso.

Oggi gli artistoidi non vendendo nella loro poca qualità creativa:” quadri, fotografie, sculture”, usano materiali sicuramente di altissima qualità, metallerie preziose fatte in oro, pietre, gioielli che applicano su tutti i tessuti: si potrebbero chiamare contaminazioni d’autore oppure semplicemente il modo di vivere un’ opera d’arte, non solo appesa a un chiodo in casa o in galleria, ma direttamente alla fine della Via.

Paul Valery questo genere di arte la definirebbe (Barbarie), citando < non c'è nessuna profondità che sia in relazione con qualche infinito>.
L’opera d’arte assoluta non e’ una griffe di moda, non segue sistemi piramidali di Ponzi, ma, il culto dei morti nelle loro “IDEE”.
Assisto da mai nato, la storia di una discesa verso gli inferi.