Il quotidiano Repubblica: La giornalista Valentina Cavera scrive di RobertoPapini.

D926DBF9-F5E1-443F-B224-D9BF032F1B75Valentina Cavera scrive di RobertoPapini presidente della propria galleria d’ arte Arting159. È una galleria d’arte nella quale artisti, critici e curatori s’incontrano per condividere l’amore per l’arte e al fine d’ammirare pezzi da collezionismo. Dunque, partendo dal presupposto che “Chi muove il mercato è il collezionista”, come afferma Roberto Papini, esperto d’ arte, non mette solo in stretto rapporto artisti di diverse generazioni e dalle varie tendenze o stili ma fa relazionare anche artisti, estimatori d’arte e collezionisti. RobertoPapini non può considerarsi solo punto di comunicazione per coloro che ne condividono la sua filosofia culturale artistica, ma anche una Galleria nella quale ammirare opere da collezionismo. Innanzi tutto “Quando parliamo di certi pezzi di alto valore, non si può dubitare che essi siano giĂ  autenticati, con numerazione di fondazione e quindi inseriti sugli ultimi cataloghi aggiornati – racconta Roberto Papini, secondariamente – è certo che lui, in quanto RobertoPapini , non solo vuole promuovere artisti che speriamo abbiano la dose giusta di talento affinchĂŠ diventino famosi, ma Roberto Papini è soprattutto l’ esperto d’arte al quale affidare opere importanti, storicizzate, d’arte moderna, opere che inoltre hanno l’opportunitĂ  di essere contemplate da chiunque lo desideri”. Roberto Papini assicura la veridicitĂ  delle opere che ha in conto vendita negando ogni possibilitĂ  di incappare in un falso. RobertoPapini custodisce un cospicuo gruppo di opere, da quelle d’estremo valore di brillante notorietĂ  che lasciano un segno nella storia dell’arte firmate Picasso, Modigliani, Burri Manzoni, Fontana, Castellani e Boetti. Lavori significativi di questi artisti sono in vendita presso la sede di Roberto Papini per conto di privati che non vogliono passare attraverso le gallerie, ma vogliono vendere le proprie opere tramite trattative private, perchĂŠ in tal modo, attraverso l’apporto di abili consulenti, si evitano i valori aggiunti imposti usualmente dai galleristi. Per l’enorme prestigio delle opere RobertoPapini è interessato a proporle al Ministero dei Beni e delle AttivitĂ  Culturali, ad esempio, “o a delle fondazioni d’arte. Abbiamo alcuni pezzi storicizzati che vorremmo consigliare a coloro che hanno la possibilitĂ  di comprarli – motiva Papini – e allora perchĂŠ non provare a farlo in questi luoghi, oppure tramite societĂ  che investono nell’arte come le banche e le ambasciate?”. Grazie alle stime varate da esperti e professionisti del settore, RobertoPapini vanta la posizione di fulcro tra un ipotetico venditore e un possibile acquirente.
La storia del collezionismo dell’arte nel XX secolo è segnata dalla funzione che ebbero galleristi e collezionisti. Il commercio delle opere d’arte fu per lo più loro merito se si pensa che essi furono il perno tra il sistema finanziario dell’arte, il valore e la critica di molte tendenze artistiche. La nascita del valore artistico era incoraggiata anche dai Musei e dalle collezioni pubbliche. Ciò con l’andar del tempo acconsentì lo sviluppo di altri musei e di collezioni sempre più ricche.
Per esempio, fu in questo periodo che nacquero Musei come il Guggenheim o il MOMA. In seguito, alla metĂ  del secolo con l’avverarsi di un sistema economico del collezionismo e l’incentivarsi dell’investimento di capitale con l’avviamento di un simile mercato, si diede la possibilitĂ  alle banche di investire sull’arte. Negli Usa, infatti, nacquero le prime collezioni aziendali. Pian piano, in parallelo agli sviluppi dei mezzi di trasporto, al fluire incontrastato dell’economia, all’incremento di posti di lavoro nel settore, oltre che all’appoggio della stampa, la storia della diffusione delle opere d’arte permise la fioritura di nuovi spazi espositivi, mai esistiti prima: le fiere dell’arte. Ai nostri giorni come afferma Pier Luigi Sacco, Preside della facoltĂ  di arti, mer- cati e patrimonio dello Iulm, e professore di Economia della Cultura, su un articolo de “Il Giornale dell’arte”: “Il settore culturale e creativo copre giĂ  ora piĂš del 9% del nostro Pil e soprattutto rappresenta il terre- no di coltura naturale di una nuova ondata d’imprenditori di prima generazione”. La cul- tura però in Italia è lasciata ai margini quando il paese riflette su un’evoluzione economica, ma si dĂ  importanza solo al settore manifatturiero. Considerando le serie difficoltĂ  incontrate dalle associazioni pubbliche nella gestione di Musei come quello di Palermo, di Genova e Napoli, Roberto Papini si chiede la motivazione per la quale questi spazi, “luoghi sacri delle muse”, non siano affidati nelle mani imprenditoriali di privati con l’aiuto anche di quegli stessi finanziamenti messi a disposizione agli enti pubblici dalla banca centrale europea. Con RobertoPapini la cultura acquista un ruolo centrale.
– Le opere d’arte entrano in una casa e quindi sono produttrici di vita. Esse vivificano la casa, la salvificano, creano vitalità! Un’opera d’arte è molto più visibile di un libro o di un d.v.d. Essa invade lo spazio caratterizzando la quo- tidianità”.
Secondo Del Guercio nel contemporaneo si è perso l’amore per la vita, basti pensare alle nostre grigie costruzioni, ai nostri palazzi, in contrapposizione a quelli del Medioevo o del periodo Barocco nei quali spiccavano i colori mentre gli affreschi inondavano volte, cupole e pareti.

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