Effetto Arte: intervista della giornalista Isabella Cairoli a RobertoPapini.

EB3866CC-0A07-419A-9189-1057D556ED46Roberto Papini nel mondo dell’arte, come lo definisci?
Per Roberto Papini è sempre più̀ difficile riconoscere cosa sia arte e cosa non lo sia: il confine tra le due non è chiaro e distinto, si tratta di una scommessa. Ma, una volta che l’artista vede riconosciuto il suo ruolo, il problema della distinzione tra arte e non arte smette di esistere perché́ quella fatta da lui è arte e se l’osservatore non la riconosce come tale significa che non è in grado di capirla. L’oggetto d’arte è paragonabile ad un testo che per essere tale deve soddisfare in primis una richiesta di leggibilità̀. Certamente il testo estetico ha determinate caratteristiche come quelle di essere ambiguo e autoriflessivo, ma è di fondamentale importanza, affinché́ vi sia una risposta da parte dell’osservatore, il codice con cui il messaggio dell’artista viene trasmesso. Non tutto deve apparire chiaro, ma alcune regole devono per forza esserlo anche per l’osservatore altrimenti l’opera d’arte rimarrà̀ per lui solamente una cosa astratta. Roberto Papini con i suoi pensieri filosofici si rispecchia nell’arte contemporanea di oggi in quanto riflette ed instaura rapporti rendendo l’osservatore partecipe della riuscita dell’opera stessa. Alla categoria di bello viene così sostituita quella di interessante, concetto che aggiunge al precedente una componente intellettuale: un’opera non viene più̀ percepita per la sua bellezza, ma per la sua capacità «di stimolare sia i sensi sia il pensiero». L’opera d’arte non va più̀ solo guardata, ma comincia a venir letta, come un testo. In questo modo l’osservatore di opere d’arte non è più̀ un semplice spettatore, ma diventa fruitore, assume cioè̀ un ruolo più̀ attivo nella relazione con l’opera d’arte.

Cosa deve avere un artista per stuzzicare la tua curiosità?
Per l’artista non ci sono regole fisse, tranne una, quella della leggibilità̀, che, a mio avviso, non è un limite, ma uno stimolo. Gli artisti contemporanei oggi hanno a che fare col limite e spesso tendono a sfidarlo sempre di più̀. Ma si tratta solo di una provocazione oppure dietro queste opere sensazionali si nasconde anche un nuovo tentativo di approcciarsi all’osservatore e di instaurare con lui una relazione. Come in letteratura classica bisogna abbandonarsi allo scrittore e farsi attraversare per conoscere e comprendere il senso che non sente in quanto assente, nell’arte contemporanea per capire Maurizio Cattelan oppure Damien Hirst bisogna vivere questi capolavori, perché un capolavoro parla “solamente” con un altro capolavoro.

Cosa deve avere un’opera d’arte per stuzzicare la tua curiosità?
Un’opera d’arte per attirare la mia attenzione deve avere un linguaggio estetico, definendolo come quel particolare processo comunicativo significativo in cui non si ha solo il mero passaggio di informazioni, ma anche la mia sollecitazione nell’elaborazione di una risposta interpretativa. L’opera d’arte deve essere per me ambigua e autoriflessiva. Ambigua come violazione delle regole del codice quando, «anziché́ produrre puro disordine, essa attira la mia attenzione e mi pone in situazione di “orgasmo interpretativo”. Guardando una mostra di arte contemporanea spesso mi sento come disarmato perché́ avverto un linguaggio troppo astratto e, pur subendo una certa fascinazione, non mi ritengo in possesso delle lenti giuste per leggere i testi esposti. Si è verificato un passaggio con l’avvento dell’arte contemporanea: un’opera non si apprezza più̀ per la bellezza che la caratterizza, ma per il messaggio che esprime e per capirlo occorre prima conoscere il vocabolario usato dall’artista. Chi apprezza l’arte contemporanea cerca di guardarla dentro e quindi prova a smontarla.

In un mondo senza alcun limite, avendo qualsiasi cosa a disposizione, che tipo di progetto ti piacerebbe sviluppare?
Parlare di progetti nell’arte oggi è un ritornare alla storia: al movimento zero, al bianco su bianco, ai monocromi in bianco, una musica senza suoni, un’icona che si svuota di ogni significato e si fa omaggio del pensiero. Una mostra d’arte oggi seguita a esistere non più̀ come rappresentazione di oggetti, ma come azione non recitata ma vissuta non più̀ eterna, ma precaria; non più̀ fatta di materia e colori, ma con un’unica scenografia; che parli di più arti: nella moda, nel design, nella pittura, nella poesia, nell’architettura, etc. Non più̀ una mostra di quadri realizzata attraverso le tecniche tradizionali, ma con maniere nuove e miste. Ma può̀ ancora essere considerata arte? Il crollo delle verità̀ con cui si è aperto il Novecento si è tradotto nella dissoluzione delle norme anche nel campo dell’arte e ha prodotto una svolta nel e del suo linguaggio. A partire da questo momento l’arte viene realizzata con qualsiasi materiale e non appartiene più̀ soltanto alla pittura o alla scultura: a queste tecniche tradizionali si sono affiancate nuove grammatiche visive cui non si è ancora abituati: l’arte comincia a farsi con tutto nel nulla dell’oceano.
Roberto ha in progetto, l’idea di realizzare un’arte indipendente, autonoma e autoreferenziale, perfetta sul piano logico e distante dalla realtà̀, è caratteristica di pochi autori; per me una sfida in questo gioco della vita.

Brevemente … differenze tra l’arte contemporanea in Italia e all’estero …
Differenza tra l’Italia ed il Mondo nell’arte contemporanea si può sintetizzare nel termine “originalità̀”, sono 50 anni che in Italia non vediamo e soprattutto sentiamo “un talento” il quale ha diverse sfaccettature e indica sia una sorta di rivolta contro la tradizione, sia qualcosa di più̀ di un rigetto o una dissoluzione del passato. L’originalità̀ avanguardistica è concepita come un’origine in senso proprio, un inizio a partire da niente, una nascita. In Italia l’artista non appare preservato dalla contaminazione della tradizione. Da mesi lavoro con artisti giapponesi e da 10 anni con artisti francesi perché’ trovo in loro una sorta di ingenuità̀ originaria. Ma, come fa notare la critica d’arte americana, se facciamo dipendere la nozione di avanguardia da quella di originalità̀, «la pratica effettiva dell’arte d’avanguardia tende a rivelare che questa “originalità̀” è un’ipotesi di lavoro che emerge su un fondo di ripetizione e di ricorrenza. Permane quindi un legame con la tradizione, ma «forse è questo sentimento di un inizio, di una nuova partenza, di un grado “zero” che ha portato tutti questi artisti a lavorare con elementi già̀ presenti, utilizzandoli ogni volta come se li avessero scoperti per la prima volta e il fatto di averli (ri)scoperti era per loro un atto di originalità̀.

Sei per l’arte come effetto shock o per l’arte come percorso?
Sono per l’arte shock. Una dialettica di lotta, di rivoluzione e di anticipazione di idee e poi pensieri in campo sociale, che non è mai mentale, ma con la tecnica e con l’idea di partenza che verrà completata dal fruitore. Il materiale si fa problema. È problema di fatto, nell’arte: problema ogni volta daccapo, d’invenzione e di tecnica. E si fa problema nella coscienza che a livello fenomenologico lo coglie: problema di strutturazioni fisiche di base, di “supporto”, come si dice, e problema di strumenti, di mezzi, da considerarsi sulla vasta gamma di tutti i presupposti fisici, psicologici, sociologici e culturali che la tecnica mette in forma e non si tratta di una lotta cieca, nel buio; si tratta di una lotta di leggi.

Qual è il ruolo dell’artista contemporaneo?
L’artista non deve obbedire sino in fondo alla propria vocazione, l’immagine, evocata nell’arbitrio insindacabile della coscienza, deve subire una legge estrinseca ed affidarsi ad essa ed affidare ad essa il proprio processo.

Quale credi sia il ruolo del curatore contemporaneo?
Al curatore bisogna dargli un panino a fine mese, lo considero un ospite a casa dell’artista dove trova un posto caldo dove poter dormire.

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